Eredita dal padre, funzionario del partito
comunista, il proprio impegno politico. Dopo aver conseguito la
maturità classica è respinta dal Centro Sperimentale di
Cinematografia cui tenta d’iscriversi, ma non si dà per vinta:
prende lezioni di dizione e nel frattempo inizia ad ottenere piccoli
ruoli al cinema, attenta a non impantanarsi nell’erotico d’infimo
livello al quale la sua prorompente fisicità parrebbe destinarla.
Dopo esser apparsa in pellicole di vario genere, dal thriller
autarchico (“Caramelle da uno sconosciuto”, 1986, di Franco Ferrini)
al calligrafico con pretese (l’opera prima di Alessandro D’Alatri
“Americano rosso”, 1991) passando per la commedia (“Il volpone”,
1988, di Maurizio Ponzi), si fa notare in “Diario di un vizio”
(1993) di Marco Ferreri, dove - nella parte della cameriera Luigia,
la ragazza del protagonista - disegna uno straordinario personaggio
femminile, all’insegna d’un vitalismo sfrontato e provocatorio,
incarnato a meraviglia dalle sue forme procaci e sensuali. La
conferma delle sue qualità d’interprete la si ha l’anno seguente con
“La bella vita” di Paolo Virzì: nei panni di Mirella, commessa di
supermarket divisa tra la lealtà verso il consorte operaio e
l’attrazione pel conduttore d’una tv locale, la Ferilli fornisce una
prova maiuscola.....
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