News Archeologiche e Non dall'Antico Egitto - anno 2002 | ||||
| |||||||
Il nuovo governatorato - che comprende oltre alle oasi del Sud, Kharga e Dakhla, anche Farafra - si estende per un'area di 376.000 kmq e prende il nome di New Valley. La strada che collega Il Cairo alle oasi del Nord prosegue fino alla New Valley, ma le oasi della New Valley sono più facilmente raggiungibili con la strada che parte da Assyut. Pullman giornalieri le collegano tra di loro e alla Valle del Nilo; un volo settimanale della rotta Cairo-Luxor fa sosta a Kharga. Anche il presidente Mubarak, come i suoi antichi antenati, vuole lasciare un'impronta indelebile nella storia del suo Paese. Così che ai primi di gennaio 1997 ha inaugurato i lavori per il Nuovo Nilo, grande progetto che sconvolgerà l'intero assetto del territorio egiziano. Si tratta di un canale, parallelo al Nilo, che dovrà collegare, al termine dei lavori, il lago Nasser con il Mediterraneo, passando per la New Valley. Il primo tratto, che da Abu Simbel attraverserà il deserto occidentale per 320 km, donando nuova vita all'area desertica, con la costruzione di 24 nuove città.Il risultato sarà - dicono gli esperti - un 25% in pił di territorio strappato alla sabbia, con conseguente aumento della produttività nazionale. Il primo tratto sarà costituito da 6 tunnel che, partendo da Abu Simbel, convoglieranno l'acqua nel canale che scorrerà nella New Valley e che prenderà il nome di Canale Zayed, dallo sceicco arabo che ha donato gran parte dei fondi per la costruzione dell'imponente opera idraulica, che potrebbe segnare un svolta nella storia dell'Egitto, ma anche in quella di molti paesi africani. L'oasi di Siwa Abitata da una popolazione di discendenza berbera, Siwa é un oasi tipicamente nord-africana, completamente diversa dalle altre oasi egiziane per tradizioni, usi, costumi e linguaggio. Costruita su una collina e circondata da un muro protettivo si trova Shali, la città-fortezza. Per secoli essa ha rappresentato l'unica zona abitata dell'oasi e la sua struttura ne testimonia chiaramente l'aspetto difensivo. Poco distante, si innalza la montagna conica Jebel el Mawta, la Montagna dei Morti, che ospita decine di tombe, alcune delle quali ancora ben conservate. Il villaggio abbandonato di Aghurmi, l'insediamento originale dell'oasi, é arroccato su uno sperone roccioso nel centro di un grande palmeto; Qui si trova il Tempio dell'Oracolo di Ammone, risalente al periodo greco-romano. Numerose le limpide sorgenti che sgorgano dalle rocce nei dintorni: merita senzaltro una visita la più famosa di esse, la Sorgente del Sole o Bagno di Cleopatra. L'oasi di Farafra Scarsamente popolata e solo recentemente accessibile attraverso una strada asfaltata, l'oasi di Farafra é rimasta isolata per secoli, conservando cosÏ quasi intatte le proprie antichissime tradizioni. Il Deserto Bianco che circonda l'oasi, disseminato di formazioni rocciose dalle fogge stranissime, modellate dall'erosione del vento e della sabbia, offre uno degli scenari più unici e spettacolari del Deserto Occidentale. All'interno dell'oasi, adagiato su una collina, sorge Qasr Farafra, l'unico villaggio, abitato da un migliaio di persone; quasi tutte le case sono in argilla e dipinte di azzurro, con i muri esterni decorati con versetti del Corano o con disegni Kaaba, il mausoleo dove é racchiusa la Pietra Nera alla Mecca. Vicino alla parte più vecchia del villaggio, si visitano un rigoglioso palmeto e, poco distante, le calde sorgenti solfuree di Bir Setta ed il lago di El Murfid. L'oasi di Dakhla L'oasi di Dakhla é situata a sud di una grande scarpata alta più di 300 mt., una sorta di barriera naturale che la protegge dagli aridi venti provenienti da nord, garantendole una florida agricoltura. Recenti scoperte hanno dimostrato che la regione di Dakhla é stata abitata da oltre 10.000 anni. L'oasi, é costituita da 16 villaggi caratterizzati da stretti vicoli, case in argilla a più piani con porte e finestre in legno scolpito, minareti con strutture di sostegno in legno di palma; Mut, che prende il nome dell'antica divinità della triade tebana ed é il villaggio principale, ospita un interessante museo etnografico; Qasr, il villaggio pił antico, benché costruito sulla fondamenta di una città romana, ha oggi un apetto architettonico che rispecchia il tradizionale stile islamico. Poco distante dall'oasi c'é la collina di Muzawaka, dove sono state portate alla luce oltre 300 tombe, di cui due in particolare, risalenti al periodo tolemaico, conservano stupende decorazioni colorate con scene di vita e riti tradizionali. Più lontano, nel deserto, si trovano i resti del tempio di epoca romana Deir el Hagar, dedicato alla triade tebana Amun, Mut e Khonsu. L'oasi di Baharia Caratterizzata da grandi dune sabbiose e circondata da colline nere di quarzite, Baharia é l'oasi geograficamente più vicina al Cairo in termini di chilometri, ma la più lontana come stile di vita. Le sporadiche notizie relative alle sue origini, risalgono al Medio Regno (2040 - 1782 a.C.), quando Baharia, all'epoca chiamata Zeszes, controllava le carovane di asini (il cammello fu introdotto in Egitto dopo il V secolo a.C.) che la collegavano alla valle del Nilo. Durante le ultime dinastie, Baharia assume una grande importanza commerciale, diventando la maggior arteria di traffico da e per l'odierna Libia. Successivamente, durante il periodo romano, vi si stabiliscono numerosi insediamenti cristiani che permangono fino al XVI secolo. In questo sito di notevole interesse archeologico, tuttora sede di studi e frequenti scavi, a Bawiti, centro principale dell'oasi, sono stati scoperti alcuni luoghi di significativa importanza: resti di un tempio alessandrino, le tombe di Qaraty Hilwah con testimonianze risalenti alla XXX dinastia e le sorgenti di acqua minerale di Bir Mathar e Bir El Ghaba. Una sensazionale scoperta archeologica ha portato alla luce numerose tombe del periodo tolemaico, con sarcofaghi in legno dagli stucchi dorati, le cosiddette Mummie Dorate. L'oasi di El Kharga Considerata fin dai tempi più antichi un importante luogo di transito, El Kargha é l'oasi più estesa e più importante del Deserto Occidentale. Fra le vie carovaniere che attraversavano il Sahara fino al secolo scorso, una delle più rilevanti era infatti quella che collegava El Fasher, nel Darfur, la provincia occidentale del Sudan, con la valle del Nilo, passando proprio per l'oasi; essa era chiamata Darb El Arbain, il Cammino dei 40 giorni, il tempo necessario per percorrerla. Kargha raggiunge la più grande prosperità nei periodi Romano e Cristiano. Tra le testimonianze megli preservate che vi dimorano, si distinguono le fortezze di Ain Umm Dabadid e Ain Labakhla, costruite dai Romani allo scopo di controllare la famosa via carovaniera e la necropoli di El Bagawat, la più famosa di tutto l'Egitto, con le sue 243 cappelle in stile Romano-Bizantino o Proto-Copto, decorate a disegni policromi che riproducono scene del Vecchio Testamento. | |
| |||||||
Un gruppo di archeologi svizzeri ha scoperto una piramide, la centodecima scoperta in Egitto, la tomba di una regina la cui identità rimane misteriosa, morta 4.500 anni fa. "Quando scopriamo in Egitto una tomba o una statua, é qualcosa di importante - ha detto Zahi Hawass, direttore del Consiglio Superiore delle Antichità egiziano - ma quando scopriamo una piramide, é la cosa più importante". L'ultima scoperta di questa importanza, ha precisato Hawass, é stata fatta quattro anni fa: in quel caso é stata trovata un'altra piramide di una regina a Saqqara, a Sud del Cairo. La nuova piramide é stata scoperta per caso, mentre l'equipe di archeologi svizzeri stava scavando intorno alla piramide, non completata, dedicata al faraone della quarta dinastia Redjedef, figlio e successore di Cheope. Redjedef ha regnato solo 8 anni dopo la morte del padre, poi é stato ucciso durante un conflitto interno con i fratelli. Il luogo degli scavi é a pochi chilometri dalla piramide di Cheope, uno dei luoghi più noti del mondo. Nella piramide della regina sono state trovate tre camere accanto alla tomba, cinque metri sottoterra. Non é stata trovata alcuna mummia, probabilmente, ha detto Hawass, é stata rubata in passato. Sono stati trovati però un sarcofago di calcare, alcune ceramiche e un vaso di albastro del tipo usato per conservare gli organi rimossi da un corpo preparato per la mummificazione. La vicinanza della muova piramide con quella di Refjedef e il fatto che sia più piccola del solito ha suggerito agli archeologi che si tratti della tomba di una donna, probabilmente la sorella, figlia o moglie del re, dunque una regina, ha suggerito Hawass. | |
| |||||||
Chip e byte al posto degli antichi papiri sugli 'scaffali virtuali' della rinata Biblioteca alessandrina. Che, a quasi 2300 anni dalla sua prima costruzione, viene inaugurata alla presenza di capi di Stato da tutto il mondo. Un vero e proprio avvenimento, visto che realizza un sogno antico: quello di racchiudere in un solo luogo il sapere universale, un tempo impresa non facile e oggi realizzabile grazie alle nuove tecnologie, che permettono l'acquisizione in formato digitale di antichi testi, manoscritti e palinsesti senza rimuoverli dai loro luoghi di appartenenza. La nuova Biblioteca alessandrina sarà dunque 'virtuale' nella sua raccolta di antichità, mentre reali e tangibili saranno i libri più recenti che nel tempo - si parte da un primo e parziale nucleo di originali - saranno messi a disposizione dai diversi Paesi. L'obiettivo é arrivare a 800 mila volumi, poco più dei 700 papiri custoditi nell'antica struttura. Un complesso di 600 computer all'interno consentirà a studenti e studiosi di consultare online il patrimonio di libri della nuova Bliblioteca. Finora sono 250 mila i libri consultabili, con le offerte di vari Paesi, Italia compresa. Tra i testi più antichi e preziosi custoditi nella nuova Biblioteca c'é l'ultima pagina in oro di un manoscritto del 1126, uno dei più importanti testi politici di Tartoushi Abu Bakr Mohamed Ibn El Walid, consigliere sunnita dei regnanti fatimidi sciiti d'Egitto, che dà indicazioni sui comportamenti politici, un Machiavelli islamico ante-litteram. Poi una raccolta di documenti scientifici medioevali, compresa una carta meteorologica, poemi, pagine del Corano e della Bibbia, sempre dorate e con decorazioni colorate: un'editoria che i computer difficilmente perpetueranno. Maggiori protagonisti dell'iniziativa sono l'Egitto, che partecipa con l'Unesco alla Fondazione che gestirà la biblioteca, e la Norvegia, che ha realizzato il progetto architettonico. Consistente l'apporto di altri Paesi. L'Italia, per esempio, oltre ad aver fornito un moderno laboratorio per la conservazione e il restauro dei testi, manderà 2.500 riproduzioni su microfilm di antichi manoscritti islamici (tra gli esemplari più preziosi presenti nelle nostre biblioteche) da trasferire in seguito su Cd-rom. Dall'avveniristica forma di un cilindro tagliato in diagonale, la nuova costruzione racchiude due musei, un centro congressi, sale per esposizioni e la sala di lettura più grande del mondo: 20 mila metri quadri per tremila postazioni - 300 fornite di computer per la consultazione delle pubblicazioni digitalizzate - in settori alternati da scaffali a presa diretta. 'L'ho concepita come un luogo di meditazione - ha detto l'architetto Craig Dykers - ispirandomi alle prime biblioteche occidentali, e cercando di creare un incontro fra tutte le culture, dall'italiana a quelle antiche della Grecia e dell'Egitto'. Con i muri esterni in blocchi di granito di Assuan e il pavimento interno in legno, realizzato secondo tecniche e materiali norvegesi, la sala di lettura ricorda in effetti la Biblioteca Nazionale di Parigi ma anche l'atmosfera di una moschea. Il tutto in una struttura che fino a oggi, secondo dati ufficiali del Servizio informazioni di Stato, é costata circa 172 milioni di dollari, senza calcolare il costo del suolo, del centro conferenze, delle consulenze. Stime non ufficiose fanno arrivare le spese per l'intera operazione a 250 milioni. | |
| ||||