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06 novembre 2006

Un ponte sull'Adriatico; Piceni & Europa a Udine

(ANSA) - UDINE, 6 NOV - L' arte e la cultura dei Piceni come esempio delle importanti relazioni intercorse tra le due sponde dell' Adriatico nell' Eta' del Ferro. La mostra ''Piceni & Europa'', ospitata nel Museo Archeologico, in Castello a Udine, fino al 6 gennaio del prossimo anno vuole dimostrare che le relazioni tra le popolazioni delle due sponde dell' Adriatico e del Mediterraneo, parzialmente interrottesi negli ultimi decenni del Novecento, furono in effetti sempre molto intense.
Il popolo dei Piceni viveva nell' Eta' del Ferro in Italia, nel versante adriatico, tra i fiumi Foglia e Pescara. Il territorio piceno comprendeva dunque tutte le odierne Marche e la parte settentrionale dell' Abruzzo (che corrisponde grosso modo all' attuale Provincia di Teramo).
L' alta qualita' e originalita' dell' arte picena, le iscrizioni che segnano l' inizio della storia nelle Marche, gli eccezionali corredi di armi e di ornamenti femminili, portano a considerare i Piceni il corrispettivo degli Etruschi sul versante adriatico.
Ed e' proprio attraverso una scelta molto mirata di oggetti che la mostra intende documentare, sulla base della somiglianza e a volte dell' identita' degli oggetti, per lo piu' rinvenuti nei corredi funerari, lo spostamento delle persone dalla penisola italiana verso le attuali Croazia e Slovenia e soprattutto lo spostamento delle merci e dei relativi modelli culturali cui esse si ispiravano.
La rassegna presenta una parte della collezione di materiale piceno acquistata alla fine dell' Ottocento dall' industriale appassionato di archeologia Otto Schott. Il materiale, che proviene per lo piu' dalla necropoli picena di Montegiorgio, rientra quindi dopo oltre un secolo per la prima volta in Italia. La mostra, che ha avuto una prima tappa a Capodistria, proseguira' poi per un museo delle Marche, regione che fu sede della civilta' dei Piceni e fa parte di un progetto piu' ampio che prevede la pubblicazione del catalogo di tutto il materiale della collezione di Jena (citta' tedesca del Land della Turingia), la pubblicazione del catalogo della mostra e la pubblicazione degli atti di un convegno che si e' tenuto a Pirano alla meta' dello scorso mese di settembre, cui hanno partecipato i massimi esperti della civilta' picena. (INFO: Musei civici del castello di Udine 0432-271591). (ANSA).

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USA, Venere restaurata con ispettori aerei

SUCCEDE AD ATLANTA, PER STATUA ROMANA CON TESTA SEPARATA (ANSA) - NEW YORK, 3 nov - Per restaurare una Venere romana del primo secolo dopo Cristo, verosimilmente trovata in Francia quasi duecento anni fa, il museo Michael C.Carlos della Emory University di Atlanta, in Georgia, ha fatto appello agli ispettori aerei della Delta Airlines.
Gli esperti, piu' abituati ad esaminare ai raggi x i motori dei velivoli di linea, per essere sicuri che non siano stati danneggiati dalla ore di volo o da eventuali uccelli centrati al decollo a all'atterraggio, hanno accettato con entusiasmo.
Il museo dell'ateneo georgiano ha comprato la Venere, l'estate scorsa, e per la prima volta da quasi 200 anni si sta preparando a presentarla al pubblico quasi intera: purtroppo mancano le braccia, probabilmente perdute o distrutte.
Il corpo della dea romana dell'amore e' stato acquistato dall'ateneo georgiano all'asta da Sotheby's a New York per quasi un milione di dollari il 6 giugno scorso.
La testa apparteneva ad un collezionista privato di Houston, in Texas, che ha accettato di venderla al museo per circa 50mila dollari.
In realta' non e' la prima volta che gli ispettori della Delta dell'aeroporto internazionale di Harstfield-Jackson di Atlanta lavorano per gli archeologi della Emory, e lo hanno fatto di nuovo ben volentieri, su base volontaria, visto anche l'interesse del caso. In precedenza erano stati chiamati per esaminare un vaso antico ed una piccola statua.
Nei giorni scorsi, la testa e' stata esaminata per la prima volta ai raggi x per capire esattamente quali sono le sue condizioni, e soprattutto se e come era stata restaurata in passato.
Ora si trattera' di comprendere, in particolare, le condizioni dei perni in metallo inseriti, si presume, quasi due secoli or sono: sia per evitare che il marmo si sfaldi o si sbricioli, sia per mettere la testa della Venere su un piccolo piedestallo.
Il conservatore del museo dell'universita', Renee Stein, pensa che sara' un perno in acciaio inossidabile a sostituire quello attuale in acciaio, fissato anche grazie ad una colata di piombo, e prevede che la statua potra' essere esposta - quasi completa - nella primavera prossima.
Secondo gli studi effettuati dal museo, la statua si trovava probabilmente vicino ad una fontana o una piscina del giardino di una villa ai tempi dell'Impero Romano, probabilmente nell' attuale Francia.
Se n'e' trovata traccia nella collezione di un consigliere artistico di Napoleone Bonaparte, nel 1830, ha spiegato alla Ap Jasper Gaunt, il responsabile per le antichita' del museo di Atlanta.
Soprattutto, c'e' una incisione del 1836 che presenta la statua intatta, e si ignora tuttora quando la testa e la braccia della Venere - che probabilmente sono andate perdute o distrutte - si sono staccate dal corpo. (ANSA).

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Prorogata al 26 Novembre: ''ARCHEOLOGIA IN FESTA''

(NOTIZIARIO TURISMO LAZIO) (ANSA) - ROMA, 3 Nov - E' stata prorogata al 26 novembre la mostra ''Archeologia in festa 13 capolavori tornano a casa'' che presenta le 13 opere rientrate definitivamente in Italia dal Museum of Fine Arts di Boston.
Lo ha reso noto la soprintendenza archeologica di Roma. Le 13 opere, che sono state allestite al primo piano del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, sono state trasferite definitivamente dagli Stati Uniti in Italia, contestualmente alla stipula di un accordo bilaterale, tra il Museo of Fine Arts di Boston e il Ministero per i beni culturali, nell'ambito di accordi di cooperazione internazionale allo scopo di ridurre i traffici illeciti di opere d'arte.
''Le opere tornate da Boston - informa una nota della soprintendenza - sono vasi greci di produzione attica a figure nere e rosse, provenienti dall'Etruria, vasi italioti di produzione apula e lucana, una statua di Vibia Sabina, moglie dell'imperatore Adriano e una base in marmo''.
Sono stati rintracciati grazie alle indagini condotte dal Comando carabinieri tutela patrimonio culturale. Le opere sono in mostra nella sala del teatro, insieme ad altre opere appartenenti al museo di Palazzo Massimo e provenienti da villa Adriana a Tivoli.

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